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Verita nascoste...l'intervista a Sandro Ruotolo...

Offline Debris

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 Considerando quanto gli è costato forse è bene ascoltarla...

 Ignorate i commenti di Berlusconi..ignorateli.

Verità Nascoste, il racconto di Sandro Ruotolo 01


 Qui non è questione di Berlusconi. La Mafia c'era prima c'è dopo Berlusconi..e non solo in Sicilia....

 Non ho capito dove è la 2 parte.
Dio è ovunque ed ha mille nomi,
ma non c'è foglia d'erba che non lo riconosca.
Siam venuti assieme sulla terra,
perchè non spartirne gioie e dolori?
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Offline Debris

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 Nei giorni scorsi repubblica ha pubblicato un estratto dell'interrogatorio della Signora Borsellino,vedova del magistrato Borsellino...

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/mafia-9/vedova-borsellino/vedova-borsellino.html


HA PARLATO come non aveva fatto mai, dopo diciassette anni. Per dire tutto. Il suo interrogatorio è cominciato così: "Avevo paura, non tanto per me ma avevo paura per i miei figli e poi per i miei nipoti. Adesso però so che è arrivato il momento di riferire anche i particolari più piccoli o apparentemente insignificanti". È la vedova che ricorda gli ultimi due giorni di vita di Paolo Borsellino. È la signora Agnese che spiega ai magistrati di Caltanissetta cosa accadde nelle 48 ore precedenti alla strage di via Mariano D'Amelio.

Il verbale di interrogatorio è di poco più di un mese fa, lei da una parte e i procuratori di Caltanissetta Sergio Lari e Domenico Gozzo dall'altra. Lei si è presentata spontaneamente per raccontare "quando Paolo tornò da Roma il 17 di luglio". Il 17 luglio 1992, due giorni prima dell'autobomba. Paolo Borsellino è a Roma per interrogare il boss Gaspare Mutolo, un mafioso della Piana dei Colli che aveva deciso di pentirsi dopo l'uccisione di Giovanni Falcone. È venerdì pomeriggio, Borsellino lascia il boss e gli dà appuntamento per il lunedì successivo.

Quando atterra a Palermo non passa dal Tribunale ma va subito da sua moglie. "Mi chiese di stare soli, mi pregò di andare a fare una passeggiata sulla spiaggia di Villagrazia di Carini", ricorda la signora Agnese. Per la prima volta in tanti anni il procuratore Borsellino non si fa scortare e si concede una lunga camminata abbracciando la moglie. Non parlava mai con lei del suo lavoro, ma quella volta Paolo Borsellino "aveva voglia di sfogarsi". Racconta ancora la signora Agnese: "Dopo qualche minuto di silenzio, Paolo mi ha detto: 'Sai Agnese, ho appena visto la mafia in faccia...'". Un paio d'ore prima aveva raccolto le confessioni di Gaspare Mutolo. Su magistrati collusi, su superpoliziotti che erano spie, su avvocati e ingegneri e medici e commercialisti che erano al servizio dei padrini di Corleone. Non dice altro Paolo Borsellino. Informa soltanto la moglie che lunedì tornerà a Roma, "per interrogare ancora Mutolo".

Il sabato passa tranquillamente, la domenica mattina - il 19 luglio, il giorno della strage - il telefono di casa Borsellino squilla. È sempre Agnese che ricorda: "Quel giorno, molto presto, mio marito ricevette una telefonata dell'allora procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco. Mi disse che lo "autorizzava" a proseguire gli interrogatori con il pentito Mutolo che, per organizzazione interna all'ufficio, dovevano essere gestiti invece dal procuratore aggiunto Vittorio Aliquò".
Lo sa bene Paolo Borsellino che sta per morire. E ai procuratori di Caltanissetta Agnese l'ha ribadito un'altra volta: "Paolo aveva appreso qualche giorno prima che Cosa Nostra voleva ucciderlo".

Un'informazione che arrivava da alcune intercettazioni ambientali "in un carcere dov'erano rinchiusi dei mafiosi". Una minaccia per lui e per altri due magistrati, Gioacchino Natoli e Francesco Lo Voi. Ricorda sempre la vedova: "Così un giorno Paolo chiamò i suoi due colleghi e disse loro di andare via da Palermo, di concedersi una vacanza. Li consigliò anche di andare in giro armati, con una pistola". Gioacchino Natoli e Lo Voi gli danno ascolto, ma lui - Borsellino - rimane a Palermo. Sa che è condannato a morte. E ormai sa anche della "trattativa" che alcuni apparati dello Stato portano avanti con Riina e i suoi Corleonesi. Ufficiali dei carabinieri, quelli dei Ros, il colonnello Mario Mori - "l'anima" dei reparti speciali - e il fidato capitano Giuseppe De Donno. Probabilmente, questa è l'ipotesi dei procuratori di Caltanissetta e di Palermo, Paolo Borsellino muore proprio perché contrario a quella "trattativa".

Nella nuova inchiesta sulle stragi siciliane e sui patti e i ricatti con i Corleonesi, ogni giorno scivolano nuovi nomi. L'ultimo è quello del generale Antonino Subranni, al tempo comandante dei Ros e superiore diretto di Mori. Un testimone ha rivelato ai procuratori di Caltanissetta una battuta di Borsellino: "L'ha fatta a me personalmente qualche giorno prima di essere ammazzato. Mi ha detto: 'Il generale Subranni è punciutu" (cioè uomo di Cosa nostra ndr)...'".

Un'affermazione forte ma detta nello stile di Paolo Borsellino, come battuta appunto. Cosa avesse voluto veramente dire il procuratore, lo scopriranno i magistrati di Caltanissetta. La frase è stata comunque messa a verbale. E il verbale è stato secretato.

Il nome del generale Subranni .... è affiorato anche nelle ultime rivelazioni di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. Nella sua intervista a Sandro Ruotolo per Annozero (però questa parte non è andata in onda ma è stata acquisita dalla procura di Caltanissetta), Massimo Ciancimino sosteneva: "Mio padre per la sua natura corleonese non si è mai fidato dei carabinieri. E quando il colonello Mori e il capitano De Donno cercano di instaurare questo tipo di trattativa, è chiaro che a mio padre viene il dubbio: ma come fanno questi due soggetti che di fatto non sono riusciti nemmeno a fare il mio di processo (quello sugli appalti ndr) a offrire garanzie concrete?...". E conclude Ciancimino: "In un primo momento gli viene detto che c'è il loro referente capo, il generale Subranni...". È un'altra indagine nell'indagine sui misteri delle stragi siciliane.



  La personalità di cui si stà parlando è un alto grado dei carabinieri...Il comandante del Ros e della divisione Polidoro,Antonio Subranni.


Da notare un breve fatto di cronaca molto attuale,negli ultimi giorni,in diversi processi,alcuni noti boss stanno affermando la loro apparenza all'associazione mafiosa - ed è la primissima volta che dei boss ammettono in aula  l'esistenza e la loro affiliazione all'organizzazione,pur respingendo le accuse -
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Offline Debris

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 E vedo che è on line anche la seconda parte dell'intervista a Sandro Ruotolo

 Annozero "Verità Nascoste". Il racconto di Sandro Ruotolo 02
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Verrà catturato Matteo Messina Denaro il "Primo Assoluto", il re senza Corona della mafia Siciliana,contro il quale da anni è scatenata una serie di operazioni delle procura di palermo,l'ultima Golem 2 ha portato a catturare diversi dei suoi stretti collaboratori e anche suo fratello...ma anche se dovesse essere catturato Matteo messina Denaro altri prenderanno il suo posto e non solo,in questi anni la mafia è cambiata moltissimo,anzi si è trasferita molto lontano dalle terre di origine...cambiando pelle e mantenendo integra la sua forza...


 Come si dice "Omertà" in Milanese ?
 Milano calibro 9
Un'inchiesta di
di Paolo Biondani e Mario Portanova

Le cosche hanno preso il controllo del territorio lombardo. Con delitti spettacolari per imporre il terrore. E scatta l'allarme della Superprocura



 Il ricco e riverito imprenditore è tranquillamente seduto al bar, con gli amici, sotto la veranda del circolo ex combattenti. È un pomeriggio d'estate. L'uomo d'affari si alza per chiedere un caffè. Appoggiati al bancone, lo aspettano in due. Sembrano clienti normali, con i giubbotti da moto e i cappuccini caldi ancora da consumare. Lo guardano negli occhi quel poco che basta per farsi riconoscere. Per fargli capire chi lo sta ammazzando e perché. Poi gli sparano in faccia. Quattro colpi di pistola calibro 38. E se ne vanno con calma. Killer professionisti. A volto scoperto.

Non siamo a Locri, Gela o Casal di Principe, ma nel cuore della Lombardia. San Vittore Olona è a metà strada tra Milano e Varese: un laborioso comune di 7 mila abitanti accanto a Legnano, la capitale della mitologia leghista. Vittima di quell'esecuzione in pieno giorno è Carmelo Novella, 58 anni, imprenditore di famiglia calabrese che nella zona controlla imprese di costruzioni, immobiliari, smaltimento rifiuti, sale giochi, bar e perfino un'ex chiesa medievale. Segni particolari: l'antimafia gli ha appena sequestrato beni per 5 milioni di euro. Secondo polizia e carabinieri, è un boss legato alla cosca di 'ndrangheta Gallace-Cimino. Un emergente, forse troppo. Il suo omicidio, il 14 luglio 2008, s'iscrive in una serie nera di almeno cinque delitti di mafia pura commessi nella stessa fetta di Lombardia. Due mesi più tardi, sempre vicino a Legnano, viene assassinato Cataldo Aloisio, che ha 34 anni e un suocero di prima grandezza: Giuseppe Farao, il capoclan di Cirò Marina. Dettaglio rivelatore: il cadavere di Aloisio viene abbandonato vicino al cimitero dove è sepolto Novella.


La Mappa interattiva 25 omicidi di Mafia in 5 anni - la lotta per il potere.

 http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi/mafia/



 Dal 1991, dall'ultimo anno prima delle grandi stragi di mafia e dell'ondata di pentimenti e arresti, le cosche del Nord sembravano inabissate. Qualche omicidio isolato, ma nessuna guerra. Anche i pm parlavano di strategia del silenzio: sopra il Po i clan fanno affari, investono soldi, senza sparare, per non creare allarme. Ma ora l'equilibrio si è rotto. Dal 2005 ad oggi sono almeno 25 gli omicidi di chiara matrice mafiosa commessi nel profondo Nord: 15 in Lombardia, 10 in Piemonte. Sono dati raccolti da 'L'espresso', che ha interpellato tutte le Direzioni distrettuali antimafia. Solo tra il 2008 e il 2010 si contano almeno sei delitti mirati in Lombardia e quattro in Piemonte. Padrini uccisi per strada, boss eliminati sotto casa, cadaveri di picciotti incaprettati e bruciati, testimoni eliminati, pentiti sequestrati, probabili vittime di lupara bianca.



Che cosa stia succedendo, lo spiega il pm Roberto Pennisi nell'ultima relazione annuale, finora inedita, della Direzione nazionale antimafia (Dna). "Tra le Province di Milano, Varese e Novara diverse decine di associati di 'ndrangheta, attraverso estorsioni, usura, riciclaggio, omicidi e ferimenti, detenzione illecita e porto d'armi, stupefacenti e rapine sono riusciti ad ottenere il controllo completo del territorio (...) per conservare la gestione monopolistica non solo delle attività criminose, ma anche di interi settori produttivi, commissionando reati di estrema gravità e realizzati con modalità esecutive spettacolari". Un fenomeno "di dimensioni inimmaginabili". Una situazione che, secondo il magistrato della superprocura, "appare del tutto sovrapponibile a quella che negli anni '80 e '90" caratterizzava "il territorio di Reggio Calabria".

 La sua analisi, documentata dalle inchieste, è spaventosa. Vent'anni fa era la Calabria l'epicentro dell'"attacco mafioso all'economia". Ora è la regione locomotiva dell'azienda Italia. E se una cosca potentissima, come i Barbaro-Papalia di Platì, è partita all'assalto dell'edilizia e dei lavori pubblici nei comuni a sud-ovest di Milano, scrive sempre la Dna, "ciò significa che ha ritenuto sussistere nel tessuto socio-economico i presupposti per farlo. Il che è particolarmente grave". Una "realtà" che "suscita particolare allarme, specie se si considera che il territorio in questione sarà interessato dalle grandi opere dell'Expo 2015". "Il presagio che se ne trae è tutt'altro che fausto", annota il pm Pennisi, evidenziando in nero quest'unica frase.


continua su l'Espresso...

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/milano-calibro-nove/2122790

 In Calabria terra di insediamento della ndrangheta Angela Napoli senatrice del PDL dichiara che non andrà a votare per i troppi impresentabili nelle liste calabresi...

 Gli Impresentabili
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201003articoli/53161girata.asp

 E sulla situazione Campana nulla dico,sono ben note le vicissitudini,Cosentino,ma non solo,sia chiaro,in testa.
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